Quale futuro per Bashar el Assad?

In questi giorni stiamo assistendo a nuovi sviluppi negativi nel campo della diplomazia internazionale. L’occidente minaccia ogni giorno l’intervento armato nella regione e la Russia sta schierando unità militari e mezzi a difesa del porto strategico di Tartus, a nord-ovest, tra il confine turco e quello libanese.

L’episodio di ieri, l’abbattimento di un RF-4 Phantom II turco in missione di ricognizione nelle acque territoriali siriane è segno che le difese del regime sono operative e funzionali. Voci di corridoio suggeriscono che le batterie siano già amministrate da personale russo il chè ne garantirebbe la letalità.
Numerose sono le nuove armi antiaeree di produzione russa in dotazione all’esercito siriano, l’imposizione e il mantenimento di una no-fly zone potrebbe risultare tutt’altro che facile. Come la messa in sicurezza degli innumerevoli stock di armi chimiche tutt’ora in mano all’esercito.

Da Marzo 2012 pare evidente che Vladimir Putin consideri la questione siriana di massima importanza strategica. Truppe scelte sono state sbarcate allora come in questi giorni e nonostante le cifre non ci siano chiare, un ponte aereo è tutt’ora in corso e due navi sono state individuate rifornirsi di  materiali e eventualmente truppe nel Mar Nero: si tratta di lente navi anfibie secondo CBS.

C’è una terza nave la “MV Alaed”, la più discussa poichè ne è stato esposto il carico alla stampa internazionale. Trasporta elicotteri d’assalto Mi-24, riparati o aggiornati.

La nave batte bandiera Olandese ed è stata seguita dall’intelligence USA probabilmente da quando ha abbandonato il porto di partenza.
La compagnia assicuratrice inglese ha provvidenzialmente deciso di annullare la polizza per le ragioni del viaggio e la natura del carico altamente sospetto, obbligando l’imbarcazione a fare provvisoriamente marcia indietro davanti alle coste scozzesi.

Nonostante questo imprevisto è probabile un cambio di bandiera sull’imbarcazione per aggirare il blocco navale  impostole da giorni.

Tutto questo impegno da parte russa nell’evitare l’intervento dell’occidente in Siria è probabilmente dovuto all’espansione territoriale statunitense, la minaccia dello scudo anti-missile in Polonia e la terribile politica monopolistica del petrolio. E’ infatti in discussione un progetto di grande portata, muovere su gomma o tramite oleodotti grandi quantità di carburanti dall’Iraq ai porti Siriani per un rapido imbarco verso l’occidente, evitando possibili minacce iraniane, dazi a Suez e centinaia di miglia nautiche preziose.

Risulta ormai chiaro che stiamo assistendo ad una situazione di stallo come non si vedeva dai tempi della crisi cubana.

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