Continua la disputa sull’abbattimento del Phantom

Sono ormai passati due giorni dall’abbattimento del caccia F-4 Phantom turco da parte delle postazioni antiaeree siriane e la questione non accenna a chiarirsi. Da un lato Ankara sostiene che il suo velivolo si trovasse nello spazio aereo internazionale, a 13 miglia nautiche dalla costa siriana, e che in ogni caso non è stato comunicato alcun avviso all’equipaggio, dall’altro Damasco sostiene invece che l’aereo stava viaggiando all’interno dello proprio spazio aereo. Secondo le leggi internazionali lo spazio aereo di un paese si estende fino a 12 miglia nautiche (22.2 km) dalla costa, così come le acque territoriali.

L’ipotetica rotta seguita dall’aereo turco

Aldilà dell’episodio ci sono diverse considerazioni da fare. Per prima cosa va considerato che l’aeronautica turca occupa il terzo posto nel ranking NATO e che i caccia F-4 che ha in dotazione, per quanto datati (il progetto risale agli anni ’60), hanno subito una serie di profondi aggiornamenti forniti da Israele (non conclusi a causa della rottura dei rapporti fra i due paesi). Questi aerei sono utilizzati sia per scopi di difesa aerea e attacco al suolo ma anche per la ricognizione fotografica, che potrebbe essere proprio lo scopo della missione dell’aereo abbattuto. Ufficialmente la Turchia non ha ancora comunicato alcun dettaglio in merito alla missione.

La base di partenza, confermata anche dal governo turco, si trova in alto a destra nella mappa, risulta essere in una zona completamente differente rispetto a quella che suggerirebbe la linea rossa tracciata ad indicare la rotta seguita dal velivolo. Inoltre, a distanza di due giorni, continuano senza successo le ricerche dei due piloti (in un primo momento si era parlato di un loro recupero, notizia poi smentita). È atteso per questa settimana un vertice NATO, dopo che la Turchia si è appellata all’Art. 4 del patto atlantico.

Un QF-4, notare l’assenza dei piloti nell’abitacolo

Può sembrare strano, effettivamente, che in due giorni di ricerche non si siano trovati i piloti dispersi considerando che è più o meno nota la posizione dell’ultimo contatto, mentre il relitto pare invece essere a 1300 metri di profondità. E’ qui che una particolare ipotesi sembra ritagliarsi il suo spazio: l’aereo in questione potrebbe essere un drone, copia del famoso F-4 noto come come QF-4. Il QF-4, stando a quanto scritto anche sul sito dell’USAF (aeronautica statunitense) è un drone in scala 1:1 derivato da un F-4 Phantom II, avente le medesime prestazioni in fatto di velocità, raggio d’azione e altitudine massima. Controllato in maniera remota può simulare tutte le manovre di combattimento ed è utilizzato come bersaglio di prova per i missili anti-aerei. Di questi velivoli ne risultano ben 86 esemplari esistenti, tutti ufficialmente appartenenti agli Stati Uniti.  Ovviamente questa è solamente un’ipotesi e può essere facilmente smentita dal recupero dei piloti, anche se viste le numerose contraddizioni in cui è incappato il governo turco c’è da aspettarsi che provino a mascherare il più possibile, se vera, una notizia di questo genere.

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