Domino Europeo

Fiducia.

Una parola che influenza diversi campi della nostra vita. Oggi “Fiducia” si lega anche a “Stabilità”, “Sicurezza”, ”Certezza” e in questa catena delle associazioni, eccoci pronti arrivare allo Spread.

Sono mesi che ci tartassano quotidianamente con informazioni sulle sue fluttuazioni, e le notizie sono quasi sempre funeste – c’è da capire come possano migliorare dopo una partita di calcio…questo onestamente abbatte la MIA di fiducia-  in pratica stiamo gareggiando per la stabilità, per riconquistare credibilità agli occhi di quella parte di Europa che si può considerare ancora solida, attraverso la dimostrazione di una serietà che non abbiamo mostrato di avere negli ultimi anni. L’Europa sembra franare, e in questo collasso il Giudice supremo è la Germania, che fa da arbitro in questa partita di rialzi, ma cerchiamo di essere più concreti.

Che la situazione Europea non sia florida, è un dato di fatto; molti Italiani sono rimasti chiusi in un torpore per tanti anni, cullati dal suono di parole che li confortavano dicendo che andava tutto bene e che la crisi era un’invenzione dei media; solo con gli scossoni di Grecia, Irlanda e Portogallo prima e della Spagna poi, ci siamo svegliati anche noi con la bomba spread tra le mani.

Stiamo misurando un interesse, quello richiesto dalle famiglie e dagli investitori come garanzia dei loro prestiti fatti agli Stati sottoscrivendo i titoli emessi dagli stessi Stati, prestiti che saranno rimborsati allo scadere del periodo previsto, ma che nel frattempo matureranno degli interessi, ed è facile comprendere che meno si ha fiducia di aver rimborsato il proprio prestito, più si pretenderà un interesse maggiore allo scadere della cedola, entrando in un chiaro circolo vizioso del “meno fiducia-tassi più alti-più dubbi sulla stabilità che porteranno a tassi ancora più alti”. Al momento, il metro di paragone dei nostri BTP (Buoni del Tesoro Poliennali), è il cugino tedesco, il Bund, considerato il titolo più sicuro e per questo usato per i confronti con gli altri Stati. Si misura quindi la differenza di rendimento, lo spread appunto, tra i titoli di Stato di un Paese e i Bund, ovviamente maggiore è questa differenza più la situazione rischia di essere delicata, perché è sintomo di un disequilibrio all’interno dell’Eurozona, soprattutto se il titolo Tedesco continua a mantenere un rendimento stabile e non molto elevato, ed è quello dell’altro paese a crescere. Questo perché il rendimento più elevato corrisposto ai sottoscrittori, sebbene sia un “vantaggio” per gli investitori, non lo è per lo Stato, il quale per ripagare le cedole più alte incapperà in un aumento del deficit pubblico. Oggi lo spread Italiano viaggia intorno ai 450 punti percentuali, ciò significa che i nostri rendimenti sono circa il 4,5% maggiori rispetto ai titoli di Stato Tedeschi, in generale la soglia coincide con i 300 punti, livello che noi abbiamo ampiamente superato da molto tempo, anche se negli ultimi giorni ci sono stati dei cali molto decisi rispetto ai livelli di qualche mese fa.

In Italia la fiducia è davvero ai minimi termini, e in generale la fiducia verso l’Italia, non è molta. Nel nostro Paese, la crisi mai del tutto superata, le decisioni politiche degli ultimi anni, i tagli operati in passato e ancora in atto a istruzione, sanità e servizi, la difficoltà risaputa dei giovani nel trovare un lavoro e per finire le misure prese da questo Governo Tecnico, di certo non aiutano a guardare al futuro con serenità, ma non siamo gli unici a soffrire; pure i già citati Grecia, Irlanda e Portogallo non vivono una situazione molto diversa dalla nostra. Tuttavia, Nazione per Nazione formiamo tutti l’Europa, che è un corpo unico, stretto ancora di più da un’unione monetaria oltre che geografica, che lega le sorti dell’uno a quelle dei propri “vicini”. La crescita quindi deve nascere come azione di gruppo, deve essere accettata e approvata, non solo a livello interno, ma soprattutto deve essere compresa a livello Europeo, palesata ai vertici che muovono i fili da Bruxelles e tanto premono per un rigenerato equilibrio; e per ottenere ciò i sacrifici vanno fatti, per quanto possano essere pesanti.

Restano aperte delle questioni, dei dubbi. Si può fare qualcosa per invertire questa tendenza? Come dare nuova fiducia ai cittadini? Come dimostrare che tutti gli Italiani stanno facendo sacrifici o che perlomeno siano disposti a farli? E soprattutto, basteranno questi sforzi a placare i severi e titubanti Tedeschi ed in generale i Paesi Europei come Olanda e Finlandia che diffidano della situazione che si è creata, e non sono più disposti a coprire le spalle alla parte di Europa che annaspa?

Senza il pugno di ferro imposto da Bruxelles agli occhi Europei appariremo sempre meno credibili, ed anzi, se qualche possibilità di ripresa c’è, potremo ottenerla solo con un sacrificio unanime. Vorrei vedere un’Italia più consapevole, più attiva, più disposta a dimostrare credibilità, un’Italia che si lamenta meno e agisce di più, quell’Italia che mi farebbe far dire nuovamente, con orgoglio, “Sono Italiana!”.

C.M.P.

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