Roma: Incendio al laboratorio della Scientifica

Misteriose ondate di calore hanno incendiato il laboratorio della Polizia Scientifica di Roma,  difficile scoprirne le ragioni o le cause senza esaminarne il contesto.
L’incidente è stato raccontato in quattro righe di articolo su internet, totale oscuramento dei media televisivi e nessuna discussione.
Partiamo dall’ultimo incidente di una lunga serie capitati a Roma, come in altre regioni italiane;  non é infatti nuova l’idea di bruciare documenti o prove compromettenti.

Vi facciamo solo alcuni esempi perchè ci siamo resi conto di essere in presenza di un fenomeno particolarmente ricorrente:
12-07-2009 Caffarella. Incendio in autodemolizione. In fiamme migliaia di autovetture
11-03-2011 Incendio al deposito giudiziario di via Nettunense ad Aprilia
22-08-2011 Incendio nel deposito giudiziario, intossicati 5 vigili urbani e 2 poliziotti
25-10-2011 Incendio al deposito giudiziario. Distrutte dalle fiamme 70 auto
07-05-2012 Pescara, indendio deposito giudiziario: 9 auto bruciate

Minosse, giudice infernale nell’interpretazione di Michelangelo Buonarroti.
Particolare de “Il Giudizio Universale”

La notizia dell’ultimo incidente è trapelata solo una settimana dopo che il fatto sarebbe accaduto, ovvero lunedì 2 luglio scorso. Sono andate distrutte molte prove,  tra le quali anche alcuni reperti sulla “Strage di Brindisi”.
Secondo dichiarazioni ufficiali, i reperti interessati dalla fiamme maligne non sarebbero tuttavia influenti  al fine dell’inchiesta in corso.
Esaminiamo i fatti:
Nessun’altra zona della città è stata interessata dal temibile Minosse durante la sua ira sul deposito della Scientifica, ciò potrebbe far riflettere su quello che è andato perso e sicuramente mettere in dubbio ondate di calore incendiarie. D’estate non bruciano documenti nè prove, tantomeno se chiuse dentro un laboratorio costruito apposta.
Le inchieste, tanto scottanti per la rabbia che suscitano e per l’interesse che provocano, porteranno probabilmente ad un nulla di fatto; difficile credere che la responsabilità sia di Giovanni Vantaggiato, nonostante si sia auto-accusato dell’intero attentato. La modalità di ritrovamento delle altre sei bombe é sospetta tanto quanto le dichiarazioni di Vantaggiato, sconclusionate e prova di un evidente stato confusionale. Dopo l’attentato e le sue dichiarazioni, passano i mesi ed ecco l’incendio.
Pur difendendo l’operato della Polizia Scientifica ci riesce difficile immaginare che un ipotetico complice di Giovanni Vantaggiato sia riuscito a introdursi in un laboratorio tanto importante come quello romano, indisturbato, senza esser ripreso da alcuna videocamera a circuito chiuso. Strano che a questo punto i media abbiano puntato il dito contro Minosse, l’unico che silenziosamente non lascerebbe alcuna traccia.
Sarà ma nell’immaginario collettivo questa scenetta non stupisce più, manca di energia teatrale, nonostante il regista dell’operazione mediatica abbia ingaggiato personaggi mitologici. Dopotutto l’estate è sempre esistita e che faccia caldo è un dato di fatto, dare il nome ad ogni perturbazione o anticiclone serve solo a distrarre l’attenzione, una sorta di intrattenimento.

Chi ci invita a riflettere é piuttosto il regista dell’azione di Brindisi, il vero protagonista.
Colui che tira i fili della vicenda in corso ha il potere di inquinare le prove, trovare un capro-espiatorio e proporre il tutto ai media senza che loro battano ciglio sulla veridicità della notizia.
Non ha un nome ma é identificabile nei modi e nella capacità d’esecuzione. Brindisi come altre stragi italiane, piena di ombre e segreti, misteri e bugie.
Per ora un’osservazione interessante evidenzia le elezioni amministrative che si son tenute il 20 maggio, il giorno dopo l’attentato. Se la bomba fosse scoppiata per incutere paura, come già capitò in passato? E se fosse scoppiata per sbaglio anticipatamente, rendendo vana l’operazione? Una pista politica?
A questo punto si verificherebbe la necessità di un capro espiatorio, si capirebbe l’incoerenza del responsabile, si capirebbe il ritardo nelle notizie e probabilmente la distruzione delle prove sarebbe l’ultimo passo del regista per uscire dalla lista dei possibili colpevoli.

Orribili le rassicurazioni alla cittadinanza ascoltate in questi giorni: “tranquilli, le prove sono andate distrutte ma ai fini delle indagini é tutto a posto”, come se la fiducia fosse garantita da un passato limpido e senza ombre. Intanto c’é stata una vittima e ai famigliari si propone tutto questo, ovvero una versione senza senso.

Lo stile di queste operazioni tradisce la mano di un’istituzione e poteri che vanno aldilà di normali procedure.
Mentre cercheremo altre plausibili ipotesi sulla vicenda, lasceremo a voi il compito di trovare quale sia il vero regista, seguendo le tracce delle peggiori stragi dagli anni ’70 ad oggi.

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