Continua lo stallo internazionale: Russia e Cina dicono NO

Altra votazione nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, eppure l’incertezza che circonda la questione Siria sembra non dissiparsi. Dopo il veto espresso nell’ottobre 2011 e nel febbraio 2012, la Cina e la Russia bloccano per la terza volta la bozza di risoluzione che stabilisce nuove sanzioni sul regime, volte ad aumentare la pressione sul presidente Bashar al Assad.

La risoluzione, preparata dagli stati occidentali, ha, inoltre, ottenuto 11 voti a favore, mentre solo due stati hanno optato per l’astensione. Secondo l’ambasciatore russo Vitaly Churkin, l’intervento avrebbe imposto sanzioni solo nei confronti del governo di Damasco, risparmiando l’opposizione, mentre l’ambasciatore cinese Li Baodong ha affermato che un testo come quello presentato in seno al Consiglio avrebbe potuto aggravare la situazione perché la pressione su una sola delle parti non risolverebbe la crisi.
Mentre la popolazione siriana assiste a una vera e propria escalation di violenza, culminata nelle ultime ore con gli attacchi diretti nella capitale, Damasco, la comunità internazionale sembra non riuscire a trovare quel compromesso che le permetterebbe di intervenire in un conflitto che sembra destinato a degenerare.
Diverse sono state le reazioni sulla scena internazionale. Gli Stati Uniti hanno annunciato che continueranno a lavorare al di fuori del Consiglio di Sicurezza per fare pressione sul regime. La Casa Bianca ha anche deciso di non sostenere l’estensione della missione Onu in Siria, che scade venerdì 20 luglio, mentre la Gran Bretagna si è detta pronta a depositare un altro testo che ne permetta una proroga di trenta giorni.
È fissato per lunedì prossimo a Bruxelles, invece, l’incontro tra i ministri degli esteri dei paesi UE. Tra gli argomenti di discussione vi sono il rafforzamento delle sanzioni contro la Siria e la preparazione di un piano per un’eventuale crisi umanitaria. I profughi, infatti, rappresentano una delle gravi conseguenze di questo conflitto. Secondo le fonti della sicurezza di Beirut, sono circa ventimila le persone rifugiatesi in Libano nel corso delle ultime 24 ore; decine di persone, invece, si sono rifugiate in scuole e moschee nella capitale Damasco, mentre la battaglia imperversa tra la periferia e importanti centri cittadini, come il quartiere Mezzeh, sede di importanti uffici governativi, tra cui la TV di stato.

Visto lo stato delle cose ad oggi, cosa ci si può aspettare da questa situazione di stallo? Se il Consiglio di Sicurezza non riesce a giungere ad un compresso, è lecito pensare a un’azione decisiva da parte della Lega Araba o si riproporrà la stessa sorte della Libia? All’epoca fu la Francia ad intervenire, sostenuta dalla Gran Bretagna, stavolta chi interverrà nonostante i pareri contrastanti della comunità internazionale?


IL CONSIGLIO DI SICUREZZA: UNA PANORAMICA

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha il compito fondamentale di mantenere la pace e la sicurezza internazionale. È l’unico organo interno all’ONU capace di prendere decisioni vincolanti per i paesi membri. Nel caso in cui, ad esempio, vi sia una controversia o un’azione capace di minacciare la pace può raccomandare una risoluzione del conflitto, sancire sanzioni o ricorrere ad azioni di forza, quale, ad esempio, l’azione militare.

Il Consiglio è formato da quindici membri, cinque permanenti (Francia, Cina, USA, Russia e Regno Unito, ossia i cinque paesi vincitori della Seconda Guerra Mondiale) e dieci non-permanenti, eletti tra i membri dell’ONU dall’Assemblea Generale per un periodo di due anni.
Per comprendere come sia possibile che due soli voti negativi influenzino l’operato dell’intero Consiglio, dobbiamo fare un passo indietro e capire che tipo di decisioni vengono prese in questo organo. Le decisioni procedurali vengono prese con il voto favorevole di almeno nove membri. Le decisioni sostanziali, come ad esempio quelle che stabiliscono l’intervento diretto per la risoluzione di conflitti, invece, vengono prese con il voto favorevole di almeno nove membri del Consiglio, tra i quali devono necessariamente comparire i voti di tutti e cinque i paesi permanenti: da qui il loro vero e proprio potere di veto.
Che le decisioni più importanti a livello internazionale dipendano da soli cinque paesi che, oltretutto, hanno vinto una guerra combattuta circa settant’anni fa è una questione piuttosto discutibile. A tal proposito, il quotidiano “La Repubblica” ha riportato oggi una dichiarazione del Consiglio Nazionale Siriano, tra i più importanti organi di opposizione al regime, il quale ha affermato “le regole Onu sono superate, perché risalgono alla seconda guerra mondiale e non rispettano le esigenze dei giorni nostri”.

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