Panoramica dei costi e dei tagli alla Difesa

In questi ultimi mesi sono stati effettuati tagli in molti settori, tra i quali la difesa. In questo approfondimento cercheremo di dare una visione generale della spesa militare italiana degli ultimi anni.

Il ministro della difesa Di Paola alcuni mesi fa ha annunciato che la Difesa ridurrà le ordinazioni, da 131 a 90, dei caccia F-35 (destinati sia all’Aeronautica che alla Marina Militare) e una riduzione di organico di 30mila unità. Nel programma di sviluppo congiunto dell’F-35  con un’altra decina di paesi, tra cui Stati Uniti e Gran Bretagna, l’Italia ha già investito 2,5 miliardi di euro.

Rinnovare e mantenere al passo coi tempi le Forze Armate ha, chiaramente, i suoi costi, ma in un clima di crisi e di tagli come quello degli ultimi anni, che ha portato molte altre nazioni, come ad esempio gli Stati Uniti e la Svizzera, a rivedere le proprie spese militari, in Italia non si è ancora fatto nulla di concreto. Nel 2003 la spesa militare è stata di circa 19 miliardi, mentre nel 2008 si è raggiunta la cifra record di 21, fino ai 20 miliardi nel 2011, ai quali vanno aggiunti altri 3 miliardi impiegati da altri ministeri per scopi militari.

Va considerato che la situazione attuale è anche una conseguenza diretta di politiche attuate nel passato, che hanno fatto mancare un ricambio graduale dei mezzi e delle attrezzature.

Ne è un esempio la situazione che l’Aeronautica Militare si è trovata ad affrontare dai primi anni ‘90 ad oggi quando, iniziata la radiazione dei caccia statunitensi F-104 risalenti agli anni ’60, si è trovata priva di un caccia in grado di difendere adeguatamente lo spazio aereo nazionale:  è dovuta a quel punto ricorrere prima all’acquisizione di 24 aerei in leasing dalla RAF (Royal Air Force, aeronautica inglese) e, alla scadenza del leasing altri 24 caccia F-16 sempre acquisiti con la stessa formula dall’USAF (United States Air Force, aeronautica degli Stati Uniti), successivamente rinnovato solamente per 12 di questi apparecchi fino alla metà del 2012. Questi aeromobili sono dei surplus delle due aeronautiche straniere, e nel caso degli F-16 si tratta di velivoli datati e dismessi dalla stessa USAF.

Anche l’Esercito non è estraneo a situazioni di evidente obsolescenza dei mezzi; infatti si sta attualmente procedendo alla sostituzione dei vecchi veicoli leggeri VM 90 con i nuovi Iveco LMV “Lince”. Difatti i VM 90 risalgono alla fine degli anni 80 e non dispongono di blindatura (la parte posteriore, quella adibita al trasporto truppe, è coperta semplicemente da un telone) se non nella versione denominata “Protetto”, la quale comunque non dispone di una corazzatura adeguata in grado, ad esempio, di resistere agli ordigni improvvisati (IED, Improvised Explosive Device) con cui vengono colpite le truppe ISAF in Afghanistan.

Proprio la nascita di nuovi scenari di guerra, oltre al normale progresso tecnologico, rendono necessario un costante aggiornamento dei mezzi messi a disposizione.

Analizziamo, dunque, nel dettaglio quali sono state le maggiori spese sostenute in questi ultimi anni in campo militare.

Iveco LMV “Lince”

L’Esercito ha ricevuto 1.150 Iveco LMV (Light Multirole Vehicle) “Lince” (per 315 milioni di euro, Finanziaria 2007) e ne è previsto l’acquisto di altre migliaia per sostituire i vecchi VM 90 risalenti ad oltre 20 anni fa, e ha inoltre ricevuto nuovi elicotteri  da trasporto statunitensi CH-47F Chinhook  per 850 milioni di euro (acquisto approvato dalla Commissione Difesa nel dicembre del 2008).

Per l’Aeronautica Militare c’è stato l’acquisto di aerei da ricognizione senza pilota MQ-1 Predator (6 unità) e la loro evoluzione, l’MQ-9 Reaper (6 unità) dal costo di circa 10 milioni l’uno. A questi vanno aggiunti 75 Eurofighter Typhoon da 63 milioni di euro ciascuno (con un opzione per l’acquisto di altri 21 velivoli) che andranno a colmare, almeno in teoria, la lacuna dei caccia per il controllo dello spazio aereo e  ricoprire anche incarichi di attacco al suolo. Sono stati spesi inoltre 178 milioni per l’ammodernamento dei cacciabombardieri Tornado, in servizio dal 1981.

Fregata FREMM “Carlo Bergamini” al momento del varo presso i cantieri di Riva Trigoso (GE)

La  Marina Militare ha ricevuto la nuova portaerei Cavour, costata oltre un miliardo di euro, due sottomarini Classe Todaro per quasi 920 milioni, due navi antiaeree Classe Orizzonte (sviluppate congiuntamente alla Marine Nationale francese) costate 1.5 miliardi di euro. A queste vanno aggiunte quattro NUMC (Nuove Unità Minori Combattenti) con caratteristiche stealth (capacità di non essere rilevate dai radar) che sono andate a sostituire gli aliscafi di Classe Sparviero e dieci fregate FREMM (Fregata Europea MultiMissione) Classe Rinascimento che in totale verranno a costare 5 miliardi e 680 milioni di euro. A questo elenco vanno aggiunti anche quasi 4 miliardi del programma per lo sviluppo e la produzione degli elicotteri da trasporto NH-90 (costo unitario: 16 mln) che andranno ad Esercito e Marina.

Nonostante si parli già da alcuni anni di tagli alle spese militari, in realtà è stato fatto ben poco a riguardo. Il taglio del numero di caccia F-35 deve essere un inizio, ma la soluzione al problema è ancora distante. Ad esempio bisognerebbe tenere in considerazione le reali necessità delle nostre Forze Armate e gestire la spesa in relazione alla situazione economica nazionale e mondiale.

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