Caos in Siria: Ministri in fuga e repressione

Lunedi’ mattina la sede della radiotelevisione di Stato di Damasco è stata presa di mira dai ribelli. Obiettivo dell’attacco era probabilmente il ministro dell’informazione siriano: Omran al-Zoabi. Incolume ha dichiarato di voler continuare la programmazione nonostante il vile attacco terroristico per destabilizzare il paese. Avrebbe inoltre aggiunto che la tv di Stato disporrebbe di migliaia di postazioni pronte a trasmettere.

Continua intanto la battaglia ad Aleppo, pare che i ribelli stiano subendo gravi perdite. Le vittime civili continuano a salire lasciando intendere che chiunque si trovi ancora in città sia potenzialmente bersaglio delle truppe governative. L’impiego di carri armati, elicotteri e artiglieria è ormai quotidiano. Le notizie che ci giungono sono ancora contrastanti ma le vittime supererebbero il centinaio mentre i soldati impiegati sarebbero oltre 20.000.

Il primo ministro Riad Hijab sarebbe stato rimosso e successive voci affermano che potrebbe essere fuggito in Giordania. Il ministro delle finanze Muhammad Jleilati avrebbe provato a disertare ma è stato arrestato prima che potesse fuggire.
Riad Hijab fu nominato primo ministro il 14 Aprile 2011.

Per quanto riguarda i 48 pellegrini iraniani in visita alla moschea di Sayyeda Zeinab, rapiti dai ribelli prima di giungere in aeroporto, le notizie sarebbero ancora confuse, alcuni infatti sarebbero stati accusati di appartenere ai servizi segreti iraniani e di essere invischiati nelle sanguinose repressioni di questi giorni. L’Iran per ottenere la loro liberazione si è appellato alla Turchia e Qatar che diplomaticamente si sono resi disponibili.

Sarà concesso a Bashar ciò che fu concesso a suo padre, Hafez el-Assad? Nel 1982 nonostante le critiche dal mondo intero, Hafez portò avanti una repressione altrettanto forte e risoluta; protagonisti di quei giorni furono Hama, Aleppo, Tadmor (Palmyra) e Tel al-Zaatar. Tutt’ora il ricordo di quelle violenze fomenta l’animo dei rivoltosi e dei sostenitori del regime.

Per ora non c’è fine nella spirale di violenza che abbraccia il medio oriente, quella che da principio sembrava una primavera araba pare esser diventata una decade di ribellioni cariche di violenza e terribili repressioni.

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3 risposte a “Caos in Siria: Ministri in fuga e repressione

  1. Nel mentre pare che le autobombe abbiano tolto di torno Bandar Bin Sultan; il patrono della guerriglia dei mercenari barbuti giunti in Siria. Cambiamenti in vista?

  2. Se la notizia sarà confermata potrebbe essere l’ennesima svolta negativa verso un conflitto maggiore. Potrebbe esserci chiunque dietro l’assassinio di una personalità del genere, per questo crediamo difficile un cambiamento positivo nella regione tramite autobombe e attentati, riteniamo invece che la situazione possa solo peggiorare, aprendo la porta a scenari da guerra mondiale. L’unica porta chiusa è quella del dialogo.

  3. Probabile. Però il principe dinamitato era per l’appunto il gestore delle operazioni sotto copertura richieste dai ragazzi a stelle e strisce. Nel lasciarlo andare incontro ai fuochi d’artificio, i suoi ex sodali hanno ottenuto di raffreddare la tensione: in pratica abbiamo uno “sceicco del terrore” in meno.

    La notizia vera è l’affiliazione: in questo caso si trattava di un operatore che obbediva senza storie agli ordini di Washington. Sarei curioso di capire quali siano le implicazioni nei rapporti con l’Iran.

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