Estate araba in Medio Oriente

Oggi un elicottero militare di medie dimensioni è stato abbattuto mentre sorvolava il distretto Est di Damasco, questo è il probabile risultato dell’invio di ulteriori armamenti ai ribelli, promesso dall’amministrazione Obama. Infatti qualche settimana fa era stato deciso negli Stati Uniti di inviare sofisticati missili Stinger, visti gli scarsi risultati ottenuti dal’opposizione.
I missili Stinger sono a spalla, di facile utilizzo e se impiegati correttamente possono creare una zona di interdizione contro qualsiasi velivolo che non abbia contromisure efficaci.

Giorni dopo la decisione di inviare queste armi ai ribelli, Assad dichiarò che avrebbe fornito armi simili ai ribelli curdi per contrastare le infiltrazioni e i movimenti turchi aumentando ulteriormente la tensione ai confini.


I curdi lottano da quasi un centinaio di anni per l’indipendenza dalla Turchia e dalle regioni circostanti, quotidianamente organizzano azioni di guerriglia e tra i bersagli colpiti oggi ci sarebbe un condotto di petrolio tra l’Iraq e la Turchia, situato a Diyarbakir.
Il condotto, lungo 970km, collega Kirkuk a Ceyhan e dall’inizio del 2012 sarebbero già 5 gli attentati alla stessa struttura. Il volume giornaliero di greggio trasportato è 450.000-500.000 barili al giorno. Visto il prezzo odierno, ogni disfunzione dell’oleodotto la si paga caramente.

Il presidente americano Barack Obama ha presentato inoltre le regole di ingaggio per la Siria, stranamente simili a quelle dettate da George Bush Jr per l’invasione dell’Iraq.
La linea rossa da non superare sarebbe l’impiego di armi chimiche.
I russi han fatto sapere di non aver venduto alcun armamento chimico o batteriologico in Siria, rendendo difficile o quasi impossibile il lavoro di determinare quante e quali siano, se davvero sian presenti o se si tratti di un bluff.

Nei giorni scorsi sono circolate voci sulla defezione del vice di Assad, Farouk al-Sharaa, ex ministro degli esteri e ambasciatore a Roma. Voci smentite categoricamente dal governo, e dall’ufficio di Sharaa: “Il vice-presidente è al suo posto e non ha mai pensato di lasciare il Paese”.
Tutt’ora è mistero sulla sua sorte e lo resterà per molto a giudicare dalle pochissime immagini che si hanno di Sharaa in pubblico.

La situazione dei civili in fuga è disperata, la Turchia ha fatto sapere di non esser disposta  a prendere più di 100.000 persone, in Kurdistan i rifugiati sarebbero oltre 250.000. Cifre che andrebbero raddoppiate per contare coloro che son fuggiti in Libano.
Questi nuovi ingressi in Libano stanno probabilmente muovendo antiche faide tra fazioni Sunnite e Alawite, ne è l’esempio Tripoli. Giorni fa gli scontri hanno richiesto l’impiego dell’esercito per esser sedati, alla fine della giornata il bilancio era un morto e sei feriti, 18 arrestati e un’enorme quantità di materiale bellico sequestrato, segno che ormai l’instabilità sta rapidamente muovendosi tra Siria e Libano.
L’Arabia Saudita avrebbe sconsigliato se non interdetto ai suoi cittadini di muoversi in Libano, richiamando in patria quante più persone possibile.

Accordi tra Iran e Siria ritardano probabilmente gli attacchi regolari alla Siria, quindi difficile imporle una no-fly zone finchè i ribelli non avranno ottenuto qualche successo fondamentale. Lo stesso si può dire per l’Iran, che, se attaccato, attiverebbe le sue cellule in Libano e su Israele pioverebbero centinaia di migliaia di razzi.

Proprio Israele rischia di pagare più di altre nazioni il prezzo della politica statunitense. Dopo la caduta di Gheddafi e dopo la rimozione di Mubarak gli armamenti più sofisticati sono letteralmente spariti dalle armerie, missili anti-aerei, mine e chi più ne ha più ne metta.
Mesi dopo, le stesse armi spunteranno tra le mani dei ribelli siriani, entrambi sulla busta paga dei principi sauditi.
L’Egitto perderà Mubarak e il nuovo presidente Morsi si installerà sulla poltrona più prestigiosa d’Egitto. Morsi fa parte del potente partito dei “fratelli musulmani” non molto noti in Occidente sono tuttavia famosi in Medio Oriente per aver assassinato il presidente egiziano Anwar Sadat, il 6 Ottobre 1981. Sadat fu ucciso perchè cercò la pace con Israele. Oggi l’imponente schieramento di truppe Egiziane nel Sinai sono una minaccia per gli israeliani che hanno installato batterie antimissile per prevenire eventuali attacchi.

Lo scorso Marzo il principe Saudita Bandar bin Sultan si presentò a Beijing per ottenere la vendita di missili terra terra capaci di trasportare testate nucleari, acquistando inoltre materiali per la costruzione di impianti di arricchimento d’uranio. Un team cinese sarà responsabile dell’operazione, le località degli impianti sono momentaneamente top secret.
L’Arabia Saudita è il terzo paese nell’area a dotarsi di armi atomiche, dopo Israele e Teheran.

I recenti scambi verbali tra Iran e Israele riguardo l’annientamento di quest’ultima, non fanno che gettare benzina sul fuoco e presto si aggiungeranno altre nazioni al coro per l’annientamento d’Israele, stavolta armate di tutto punto, con tecnologie sofisticate e letali.
Il dialogo continua ad essere ignorato e l’unica via intrapresa è quella della violenza, in una spirale a scendere che porterà con sè vite umane e nazioni intere, solo per spartirsi angoli di deserto secondo regole ancestrali.

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